Prefazione Il progetto Lo spettacolo I racconti I musicisti


La musica della scrittura

Molti autori hanno scritto racconti a tema, cioè su un soggetto prestabilito; pochissimi lo hanno fatto su una musica.
Eppure la lingua, come si sa, è fatta di suoni e di significati, e la produzione di senso implica entrambe le facce della medaglia.
Viene più naturale pensare al ritmo e alla sonorità di un brano quando si tratti di poesia, perché la poesia ha teorizzato e regolato questi aspetti: le pause date dal verso, il metro, la rima, le assonanze sono tutti elementi musicali ben esistenti anche nella poesia meno canonica e più apparentemente prosastica. Ma anche la prosa ha avuto le sue normative ritmiche e sonore che, per il latino e l’italiano, trovano le prime formulazioni nei maestri di retorica classica e medievale e arrivano fino a noi senza che ce ne accorgiamo, sia nella lingua scritta che in quella parlata.
Così in tanti discorsi quotidiani sentiamo a volte di dover aggiungere una parola, quando magari il concetto che volevamo esprimere è già stato espresso, solo perché “sentiamo” di dover concludere con una certa clausola, e questo certamente senza sapere che un cursus planus è costituito da un polisillabo piano più un trisillabo piano mentre invece un cursus velox è fatto da un polisillabo sdrucciolo più un quadrisillabo piano.
Sono ritmi che abbiamo immagazzinato da generazioni nella nostra memoria linguistica, e che si modificano nel tempo così come costantemente si modifica la lingua, parlandola e scrivendola. Inconsapevolmente per chi con la lingua e con la scrittura non ci lavora, consciamente e con determinazione per chi fa lo scrittore. Gianni Celati ha detto una volta che i suoi romanzi e i suoi racconti sono essenzialmente una sequenza di sillabe toniche e atone, e che un suo libro, Lunario del Paradiso, è stato scritto come una partitura jazz. In realtà, se è vero che la lingua è fatta di ritmo e di suono, sarebbe estremistico, e forse semplicistico, dimenticare che le parole hanno anche un significato. E le cose sono ben complicate dal fatto che anche coi significati si fa ritmo: per esempio alternando lessico letterario e parlata di tutti i giorni, situazioni tragiche e comiche, e così via.
Comunque, la lingua è per buona parte musica e dunque dovrebbe essere normale scrivere un racconto su una base musicale così come lo è scriverlo su un tema narrativo predefinito.
Se non lo è dipende da una presunzione falsamente contenutistica della lingua e della letteratura, e un’idea come quella da cui è nato questo spettacolo dovrebbe servire a scompigliare un po’ le carte in tavola. Ben vengano questi sette scrittori che hanno ascoltato sette brani musicali, ne hanno colto il tono e il ritmo emotivo e hanno scelto toni e ritmi del loro repertorio linguistico.
Così sono nati i personaggi e le storie di questo spettacolo. Che vivranno nel tono e nel ritmo della voce di chi li racconterà durante spettacolo. Che vivranno nel tono e nel ritmo interiore di chi li ascolterà.

Mauro Bersani - Giulio Einaudi Editore

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